A ferri

Ancora trine

La vacanza in Sicilia fa dimenticare a Cristina l’inverno con tutti gli acciacchi di stagione, influenza compresa. È anche un’occasione per immaginare la pensione, quando non avrà più il compito di occuparsi come medico dei malanni degli altri, in compenso, data l’età, ne avrà di tutti suoi.

Quest’anno a Messina ha fatto più freddo che a Venezia, lo scirocco ha sollevato nugoli di sabbia, tempo da maglioni, da scialli ben avvolti intorno alle spalle. Poi , finalmente, per il mercato del venerdì è uscito un sole gioioso, tra qualche settimana il caldo tra le bancarelle sarà insopportabile sin dalla prima mattina, mentre con un maggio così, che assomiglia più a febbraio che a giugno, si può rovistare con tutta calma nel mucchio dei vecchi stracci. Parrebbe essere un’impresa sconsolante, i cotoni e i lini sono quasi tutti macchiati e bucherellati, diventa invece una caccia al tesoro, con un bottino che meriterebbe una cassapanca di quercia, come i corredi più fini. Certo per rammendare e restaurare ogni cosa ci vorrebbe, oltre a una pazienza da suora di clausura, quel tempo che, finite le vacanze, manca sempre e sempre mancherà sino alla sospirata pensione.

Sempre tondo

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