Coperta grigia

Dormire d’autunno

 

In montagna il tetto a doppio spiovente ha travi e rivestimento di legno, a noi veneziane sembra la pancia di una barca rovesciata. Il cielo bussa nelle giornate di poggia, il ticchettio a volte è lieve, a volte impetuoso, ma né acqua né vento possono entrare.

Dormiamo sotto una spessa coltre di piume e in certe notti tutto ciò che ci è vicino, prati, alberi, nuvole ci tiene sveglie, anche dopo il tramonto ci chiama e ci ricorda l’infanzia, quando non volevamo chiudere gli occhi perché intuivamo che il buio ha le sue meraviglie da scoprire. Nostro padre, meteorologo di professione, conosceva le stelle, quanto al tempo atmosferico, accettava volentieri di essere preso in giro, le cose mutevoli ci sfuggono, le nuvole arrivano quando meno ce lo aspettiamo per inzuppare i nostri fine settimana.

Le stelle, invece, ci parlano del più remoto passato, a volte già inghiottite dalla voragine del tempo, brillano ancora di una luce in viaggio da milioni di anni. Forse è per questo che sembra giovane e viva la voce del poeta greco Ibico:

                                                                         ardano attraverso la notte lungamente

                                                                         le stelle lucentissime

 

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