Felci

Felci

Ogni primavera rimaniamo meravigliate dai germogli delle felci, creature preistoriche che ai primi tepori sprigionano una forza vitale sotto forma di molle che scattano rapidamente per diventare foglie. Vivono nel sottobosco, amano i giochi di luce, ma nemmeno il buio le scoraggia a innalzarsi tra le altre piantine che, rovi a parte, rimangono piccole e timide. I rovi ci hanno lanciato una sfida che abbiamo perduto: più ne strappiamo più loro si espandono. Non sono del tipo che produce le more, hanno steli sottili e robustissimi che strisciano verso la luce, facendoci inciampare per poi atterrare sul manto morbido delle foglie secche.

Ci ricordano un po’ i serpenti, non che siano poi così simili, è l’antipatia che li accomuna. Vorremmo tornare ad avere una mentalità da naturaliste, invece siamo diventate giardiniere con irriducibili inimicizie per le erbacce che, poverette, hanno due difetti: non hanno semi acquistabili nei negozi di sementi, e fanno fiori poco appariscenti, ma del tutto efficaci per la loro esuberante riproduzione.

Come molle

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