Teresa

Fine delle vacanze

Cristina è appena tornata dalle vacanze, ha lavorato ad un bel plaid arancione per tutto il viaggio di ritorno, grazie all’aria condizionata nell’auto. L’Autostrada del Sole ha offerto paesaggi bellissimi e tutti gli incolti, per il gran caldo e la siccità, avevano il colore giallo del grano maturo. Il lavoro all’uncinetto era stato abbandonato all’arrivo in Sicilia e ripreso solo al momento di ripartire, faceva troppo caldo per la lana. Il gomitolino di cotone che doveva sostituirlo era andato smarrito, appena superato lo stretto di Messina si era volatilizzato. Quindici giorni assolutamente inoperosi, a guardare il cielo, ad annusare le cimette dei fiori di finocchietto selvatico, a respirare il profumo del vento: ma così non va bene!

Un po’ spaventata dal rischio di una crisi d’identità Cristina si era rivista tutti i films di Harry Potter per ritrovare quell’atmosfera gotica e nebbiosa che avrebbe reso il suo plaid un oggetto desiderabile, o per lo meno vagamente plausibile. Laura non voleva crederci: “non stai facendo nulla!” Lei aveva figliato in vacanza ben sei bambole, infagottate nei loro abitini di lana. Avevano visetti nordici, pallidi; quelle con i capelli rossi avrebbero potuto essere irlandesi, le bionde erano ancora più nordiche, forse svedesi. Cristina aveva un’unica giustificazione: il sole, il sole sul mare, il sole tra le fronde degli ulivi. Meno male che è rientrata prima di cimentarsi nella poesia, l’unica arte che le avrebbe permesso di riportarsi a casa quel sole così bello, meno male che la lana arancione non è andata smarrita!

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