Punto lanciato

Primule

Le prime primule della nostra vita le abbiamo ripetutamente disegnate. Vivendo in un paese di montagna, non solo avevamo i quaderni traboccanti di fiorellini, ma ogni primavera ne coglievamo a mazzi nei campi, porgendoli invariabilmente alla mamma come se si trattasse di un gran regalo. I nostri petali erano esattamente dei cuori: cinque cuori gialli le cui punte convergevano su un cerchietto arancione.

Abbiamo disegnato primule a bizzeffe, a dire il vero ne abbiamo anche mangiate, non che avessero un gran sapore ma avevamo l’abitudine di assaggiare tutto quello che si sapeva non fosse tossico, rinunciando quindi a ellebori e maggiociondoli e alle specie che ci erano sconosciute. Solo in città abbiamo scoperto che le viole vengono confettate, ma non si fa lo stesso con i petali delle primule che noi avevamo considerato molto più appetibili. A Venezia niente più prati e non ci hanno mai consolato le primule dei fioristi, troppo appariscenti, troppo colorate, non ci fanno nemmeno più voglia di assaggiarle. In montagna, nel nostro bosco, tantissime primule spuntano prima che gli alberi mettano le foglie, ci sembrano così preziose che non ne abbiamo mai colta nemmeno una, sperando che da ogni fiore derivi una nuova piantina.

 

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