Pioggia di foglie

Adriana Zarri amava il succedersi delle stagioni e nell’autunno, quando le piante  sembrano morte, vedeva una premessa di resurrezione. Per noi novembre racchiude una dolcezza speciale, un senso profondo di accettazione che trae dal brutto tempo e dal silenzio una promessa non ancora formulata. L’amore per il nostro bosco ci crea però un desiderio strano: raccogliamo mazzi di foglie gialle e rosse e vorremmo conservarle così come sono. Riempiamo vasi di foglie e bacche vermiglie, progettiamo erbari, nel rifiuto di consegnare quei piccoli capolavori della natura alla terra che li reclama come fonte di nuova vita. Continue Reading →

Tane

È difficile conservare un’attenzione vigile per le cose che abbiamo sempre sotto gli occhi: è così anche per il nostro bosco che ci è divenuto familiare. Lui però cambia in continuazione, tutto cresce impercettibilmente o muore, a volte in modo rovinoso, stagione dopo stagione. L’immenso ciliegio è quasi sepolto dalle fronde di un grosso ramo che si è appena spezzato, le foglie sono verdi, forse stanno per appassire, forse il tronco piegato riceve ancora linfa. Osservando la miriade di funghi abbiamo scoperto alcune tane, scavate nel terreno o tra le radici di grandi alberi. Continue Reading →

Gatti

Sarebbe bello se i gatti fossero animali migratori e, dopo aver passato l’estate nei villaggi norvegesi, venissero a svernare da noi. Durante la bella stagione non abbiamo nessuna voglia di vivere con un gatto, a novembre invece vorremo avere uno di quei pigri amici che vanno dal tappeto alla poltrona e dalla poltrona al divano. Continue Reading →

Martino e il suo cavallo

L’uomo ricco per entrare in casa passava tutti i giorni accanto a Lazzaro e non lo vedeva. Martino invece ce lo immaginiamo cavalcare veloce, al suo orizzonte il povero compare prima come un puntino piccino piccino, poi sembra una foglia che trema dal freddo. Martino è rapido e riparte col suo mezzo mantello che garrisce nel vento come una bandiera. Continue Reading →

Ora solare

Quando eravamo bambine avevamo un sonno molto pesante e la sveglia del mattino ci avvertiva di quanto sarebbe stato faticoso diventare grandi. Imploravamo qualche minutino in più tra le coperte in un calduccio che adesso non avvertiamo più. Solo la montagna, col fuoco ardente del camino e qualche spiffero di freddo che fa desiderare il soffice piumone, ci regala il sonno della prima infanzia. Continue Reading →