Abbecedario

Quando eravamo bambine i banchi della scuola erano in legno grezzo, solidi ma non abbastanza pesanti da non sobbalzare lasciando colare sul piano l’inchiostro se ci si alzava con troppa irruenza. Il tempo allora scorreva lentissimo, la mattina non finiva mai.

I nostri quaderni erano pieni di astine e cerchietti perché si dava per scontato che i bimbi fossero lenti di comprendonio. A beneficio della nostra memoria visiva non mancavano mai alle pareti gli abbecedari e se chiudiamo gli occhi, vediamo ancora quelli che ci hanno accompagnato per tutti i cinque anni delle elementari. Allora non erano ritenute utili all’educazione le tinte sgargianti (niente Hallo Kitty) e il colore dominante dei tabelloni era un bel grigio, che per esempio stava benissimo con la N di nave, una vera nave da guerra. La C di Ciliegia era illustrata da un frutto rosso violaceo, sembrava più un’Amarena, ma la A era già impegnata per l’Aeroplano, che campeggiava su un cielo color piombo.

 

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