Acqua alta

D’autunno Venezia è grigia, del grigio nobile dei marmi, degli edifici antichi, della nebbia e della pioggia. L’acqua ricorda ai Veneziani che è lei la padrona, e tutti sperano che si accontenti di scendere lieve, rigando delle sue gocce cristalline finestre ben chiuse. Quello che fa paura è un mare, addomesticato, incanalato, ovunque presente e quindi non costretto da alti argini.

A Venezia il mare è di casa, non vi giunge con onde altissime, sferzanti, ma penetra tutto dal basso, non è profondo, ma torbido e quando si alza costringe gli abitanti all’enorme sforzo per alzare ogni cosa, portare mobili, merci e arredi ad un livello che li lasci asciutti, in un clima divenuto salmastro. Trovarsi l’acqua alle caviglie non è drammatico, basta guardare come si divertono turisti e bambini. Tutti gli abitanti debbono ritrovare una pazienza antica, armarsi di scope e secchi, lavorare per ore e giorni per ritrovare una tranquillità rassegnata e orgogliosa, da gente di mare.

Acqua in casa

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