Calzetti dell’Alpago

Alla festa del patrono, le nonne, con le spalle coperte da scialli a ruota nemmeno tanto vecchi, sferruzzano con i cinque ferri. Le più fedeli alla tradizione usano lane grezze che rendono i loro bellissimi manufatti assolutamente importabili: pizzicano da morire.

Vengono ancora dalla più antica tradizione i calzetti, spesso multicolori o melange, fatti con la lana recuperata disfacendo le maglie a volte con un’aria infeltrita fin dalla nascita. Quando si decide di lavorare per i turisti vengono  utilizzate lane nuove, allora la scelta cade sulle alpache e i mohair nocciola, fumo di Londra o grigio perla, per non discostarsi troppo dalle attese dei clienti, i calzetti conservano così un’aria di prodotto naturale anche se assai raffinato. È bello vedere l’aria divertita delle vecchiette: dalla velocità delle loro mani si può dedurre che i cinque ferri non sono mai stati dimenticati e l’esibizione di tutti i loro scialletti fa pensare a una recita per la befana. Da qualche anno un lanificio raccoglie tutta la lana delle pecore dell’Alpago: belle le coperte e le ciabatte in lana cotta. Pensare che in Sicilia molti pastori abbandonano le balle di lana sotto i ponti per alleviare il calore estivo del loro gregge e da tempo non trovano acquirenti che consentano di ricavarne un guadagno!

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