Carote e ravanelli

Non sempre le ricamatrici più brave hanno avuto a disposizione una bella tavolozza di colori, o tele finissime, di un candore abbagliante, a volte è colpa del tempo se le tinte si spengono, dando ai lavori forse più fascino, ma meno freschezza. Ogni volta che ammiriamo le carote, i ravanelli e i cavoli della nostra tovaglietta, così perfetti, così allegri, desidereremmo che il “nostra”, questo possessivo che sta a indicare che essa è uscita da un nostro cassetto, stesse anche a significare che il ricamo è stato opera delle nostre mani.

Invece siamo state accaparratrici accorte, amiamo molto la perfezione del lavoro, la gioia di vivere che sprigiona, ma dobbiamo riconoscere che non siamo, e probabilmente non saremo mai, così abili. È una constatazione che non ci rattrista, non abbiamo certo pagato la tovaglietta quanto vale, ma non è in gioco tanto la logica del denaro, che può renderci inaccessibili tante cose belle, quanto l’idea che il tempo che passa fa viaggiare gli oggetti come fossero dei doni destinati a chi li ama.

Ravanelli

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