Domeniche d’inverno

Il tempo rallenta, i rumori si attenuano e la casa nel silenzio ha vaste zone d’ombra. È pieno giorno e si è indecise se accendere la luce, tutto è così grigio da invogliare a sfuggire quell’intimità tanto desiderata durante la settimana. Nemmeno Venezia sa rendersi attraente in queste giornate umide e fredde, preferiamo l’autunno quando la nebbia è talmente fitta che sembra proteggere dal gelo e dalla pioggia.

Un po’ ci meraviglia che non affiori una vera tristezza, proviamo solo una vaga sensazione di svogliatezza, un’indecisione, il desiderio di aver voglia di qualcosa. Di un tè per esempio, bello caldo e profumato, da bere accanto al nostro tavolino dei lavori, ricordandoci che il grande pizzo all’uncinetto non cresce da solo,  richiede il nostro impegno. Nessuno ha bisogno di noi oggi, né gli allievi di Laura, né i pazienti di Cristina, meno male che i nostri uncinetti e i nostri ferri ci reclamano. Il tè è ormai pronto, peccato non sia attraente come una cioccolata calda, e riprendiamo in mano il filo di cotone che vuole essere condotto lontano e ci promette che la nuova tovaglia saluterà con entusiasmo i colori della primavera.

 

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