Fiori recisi

“Ho comprato alcuni vasi per i nostri fiori”: Laura estrae con delicatezza dalla carta velina un paio di oggettini di porcellana finissima riscuotendo subito l’approvazione di Cristina. Sono molto belli, ma soprattutto sono della dimensione giusta: quella di un lacrimarium. Non possiamo nascondere la nostra avarizia, cogliamo i nostri fiori con molta, molta parsimonia.

Amiamo le composizioni aeree ed esuberanti, profumate e piene di colori, ma poi ci accontentiamo di recidere lo stelo di un solo mughetto, sostenendo che basta a profumare tutta la casa, piccola peraltro. Se sul tavolo c’è un bel mazzo, è sicuro indizio di una lunga, lunghissima passeggiata, ben oltre i nostri confini. A punirci ci pensano i caprioli che decapitano tutti i gigli che devono proprio avere un buon sapore. Ricordiamo con nostalgia una baita giocattolo in legno, con un ometto e una donnina che ruotavano intorno al loro asse posto tra le due porte, aveva i davanzali pieni di fiorellini secchi di trifoglio campestre.  Ci rassicurava sul perdurare delle cose, tanto che, mentre avevamo rotto con soddisfazione tanti altri oggetti, ci guardavamo bene dal distruggere quel piccolo sogno di perfezione domestica.

Iris

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