Lacrimucce

Al giorno d’oggi piangono solo i bambini. Un tempo, tanto, tanto tempo fa, piangevano anche le donne: donne e bambini erano associati a una misteriosa e delicata fragilità. Allora i compiti femminili comprendevano l’attesa, non solo nei canonici nove mesi che ancor oggi sono previsti da madre natura, ma erano incaricate anche di vegliare sul destino di uomini assenti, che avevano molte cose da fare. Le loro lacrime esprimevano timori e speranze, spesso dolorose certezze.

Da quando anche noi abbiamo molto da fare, piangiamo di rado. Succede che protestiamo, ci arrabbiamo, divorziamo se è necessario, ma versiamo molte meno lacrime. Abbiamo ereditato, miti testimoni dei dolori di un tempo, quei lievissimi fazzoletti ricamati, con punti così fini e precisi da far perdere gli occhi. Le sportive ragazzine di oggi non ne intuiscono la funzione, nei loro zainetti si trovano solo pacchetti di Kleenex, utilissimi per il raffreddore e per i fiumi di lacrime che sgorgano dagli amori adolescenziali, anche se è sparito quel ritegno che impediva alle diafane fanciulle di soffiarsi rumorosamente il naso.

Fazzoletto azzurro

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