Un cesto accettato

Non tutte le nostre azioni rispondono alla logica dell’utilità e del profitto. Cristina tanti anni fa aveva acquistato un grande cesto di vimini siciliano, con un manico solido e ben intrecciato che avrebbe potuto sostenere una decine di chili di arance. Nella casa di città era assolutamente fuori contesto, ci stava più o meno come ci sarebbe stato un asino in salotto. Ben conservato in soffitta per decine d’anni, è stato poi a lungo lucidato e impregnato d’olio paglierino, per venir abbandonato a lato del cassonetto.

Cristina però lo teneva d’occhio e si era sentita soddisfatta solo dopo aver verificato che esso aveva trovato un nuovo proprietario ben prima dell’ora fissata per la raccolta dei rifiuti. Il contrario di rifiutare è accettare, e indubbiamente valeva la pena dedicare al cesto una minuziosa pulizia che lo aveva reso ben accetto. La stessa logica è al cento di un racconto che ha per protagonista Laura, una eredità di bottoni e il nostro villaggio di montagna ove anche la più piccola cosa utile è ancora ritenuta preziosa.

Cestino siciliano

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