Venezia minore

L’età media dei veneziani è piuttosto alta, la maggior parte di noi è brontolona come sior Todaro, ha nostalgia dei baccaretti e di un’intimità più raccolta. “Troppi turisti!” lo diciamo spesso, senza stancarci dell’ovvietà della cosa. La bellezza della nostra città, un po’ troppo esibita, si perde, non nella nebbia di autunno, ma nel grigiore dei nostri malumori.


Però conosciamo momenti che ci restituiscono, a sprazzi rari ma preziosi, l’incanto di un’alba sul ponte dell’Accademia o la dolce intimità di una passeggiata per callette sconte, dove ci accompagna lo sciabordare lieve dell’acqua. Allora anche a noi, vecchi veneziani, si rivela la magia della scoperta, l’armonia dei colori risvegliati da momenti di luce magici e preziosi. Quello che chiediamo a una città così fitta di case e campielli, è un po’ di silenzio, che annulli ogni pensiero e ci consenta di gustare un briciolo di solitudine appagata e serena.

All'alba 2

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